La Pietra Cagnola

La leggenda del cane d’oro

L’antica leggenda narra di una statuetta a forma di testa di cane fatta interamente d’oro e pietre preziose. La Pietra Cagnola aveva il potere di rendere la terra fertile e di scongiurare la siccità. Una notte, durante un saccheggio, per proteggerla dall’avidità dei invasori la pietra fu gettata dai custodi in un profondo pozzo, dove ancora oggi rimane in attesa che qualcuno la ritrovi. Da allora veglia da laggiù su Cocconato.

Tra luglio e agosto, Sirio, la stella più luminosa della costellazione del Cane Maggiore, sorgeva all’epoca dei Romani insieme al Sole. Questo periodo di caldo soffocante (chiamato ancora oggi canicola, da canis) portava alla maturazione il grano.

Per propiziare la fertilità della terra e proteggere le spighe, i Romani celebravano le feste Robigalia e Augurium Canarium, durante le quali venivano offerti sacrifici per invocare la fine della siccità e garantire l’abbondanza nei campi.

Nella mitologia greca esiste un legame diretto tra un cane magico e il metallo prezioso: il Kuon Khryseos (il Cane d’Oro). Il cane d’oro si trova anche nell’Odissea di Omero, dove si racconta che il palazzo del re Alcinoo fosse sorvegliato da splendide statue d’oro e d’argento a forma di cane.

Il posto migliore dove cercare? La tradizione locale si divide tra due differenti luoghi.

Il primo luogo: Il Pozzo del Castello
Secondo la versione più diffusa, durante le invasioni barbariche gli abitanti del fondovalle scapparono verso l’alto per cercare la protezione delle mura dei Radicati. Prima di rifugiarsi nella fortezza, gettarono nel pozzo principale la Pietra Cagnola e, insieme ad essa, un busto d’oro dell’imperatore romano. Il pozzo esiste ancora nel centro storico arroccato: chi visita il borgo può guardare oltre la sua grata e scorgere, nei giorni estivi più caldi, il luccichio dell’oro sul fondo.
Nota storica: Questa versione unisce i Romani e i conti Radicati nella stessa vicenda, ma in realtà tra le due epoche passarono diversi secoli; i Radicati non erano ancora presenti quando i Romani fuggivano dalle prime ondate barbariche.

Il secondo luogo: Il pozzo di Marcellina (a valle)
Proprio per via di questa incongruenza temporale, i vecchi racconti indicano un secondo sito. I Romani vivevano a valle nell’insediamento di Marcellina, dove oggi sorge la Pieve della Madonna della Neve. L’occultamento d’emergenza della Pietra Cagnola potrebbe essere avvenuto in un profondo pozzo situato proprio nel vecchio villaggio di pianura, prima ancora che la popolazione decidesse di abbandonarlo per fuggire verso la cima della collina.

Nel caso la ritrovaste fatecelo sapere.